Storia "rosa" di Rozzano
La storia delle donne di Rozzano è scritta nei campi, nelle fabbriche, nelle migrazioni che hanno caratterizzato e fatto crescere la città.
La mondina è una figura tipica del nostro territorio, almeno fino agli anni '60 del 900.
Le donne rozzanesi sono anche state protagoniste dello sviluppo industriale della zona, lavorando nelle prime fabbriche come filatrici e tessitrici. Così ad esempio nella filanda in cascami di seta Gaddum, succursale della grande società inglese e che aprì i battenti a Rozzano nel 1865. In seguito fu la lionese Filature de Schappe a sviluppare ulteriormente l'assetto industriale della città e a dare lavoro a centinaia di donne sia di Rozzano sia dei Comuni vicini. Le donne di Binasco e di Lacchiarella ogni mattina venivano a piedi per lavorare alla filanda. 
Fu un cambiamento sociale rilevante, le donne chiamate per 10 o 12 ore a lavorare in fabbrica, con ritmi e orari rigidi, avevano bisogno di servizi adeguati e ci fu quindi a inizio '900 una vera e propria mobilitazione cittadina per l'apertura del primo asilo nido, realizzato grazie alle moltissime sottoscrizioni di lavoratrici e lavoratori.
Con lo sviluppo aumentarono gli abitanti di Rozzano e aumentarono anche le scuole per i loro figli, con nuovi edifici e con nuove maestre. Non era facile il lavoro di maestra elementare in quei primi del 900. Erano donne che avevano studiato e in virtù di questo erano chiamate a lavorare spesso lontano da casa, in borghi e città non abituate a riconoscere un ruolo sociale alle donne, per lo più spesso nubili, data la giovane età. Così, a soli 20 anni, arrivò ad esempio a Rozzano nel 1901 la maestra Grazietta Sartori, appena arrivata da Catania, a quel tempo città cosmopolita e vivace dal punto di vista culturale. Grazietta Sartori creò un vero trambusto in Municipio, mobilitando le sue colleghe a firmare una petizione con la quale le maestre di Rozzano chiedevano di essere pagate quanto i loro colleghi maschi, rivendicando la parità di salario e accusando il Comune di maschilismo. La petizione non ebbe successo ma restò nella storia della città la prima presa di coscienza, tutta al femminile, dei diritti delle donne e delle lavoratrici.
Anche il femminismo cristiano ebbe una esponente rozzanese in Maria Galli, figlia del medico condotto del paese che, sempre a inizio '900, iniziò a collaborare con il gruppo di "Pensiero e Azione" di Adelaide Coari. Il nome di Maria Galli figura nel Dizionario Biografico delle Donne Lombarde. 
Di alto profilo, nel secondo novecento, la figura infine di Lidia De Grada. Classe 1920, figlia di artisti e intellettuali antifascisti, moglie del pittore Ernesto Treccani, Lidia De Grada dedicò una vita alla lotta per i diritti, assumendo la carica di assessora a Rozzano. Una via di Rozzano la ricorda.



Maria Galli

Lidia De Grada 

Giuseppina Pozzi


Storie di Donne
Corso di storia di delle donne organizzato dal Centro Donna di Rozzano anno 2014/2015
A cura dello storico Francesco Pota

Sintesi del corso:
Ripercorrere la storia del mondo occidentale, dalle origine greco latine fin quasi ai giorni nostri è un percorso intenso di guerre, pace, amori, dolori, e grandi passioni. Ancora di più lo è se la si vuole guardare da un punto di vista diverso. Siamo abituati a pensare che nel passato le differenze di genere abbiano lasciato alle donne il ruolo di comprimarie, di moglie o di buone consigliere. È vero che la condizione femminile, nel passato più di oggi, non ha facilitato le donne nell'affermazione personale, ma questo non significa che le donne non siano mai state protagoniste della loro epoca.
Riscoprire biografie delle donne celebri ha avuto questo obbiettivo, quello di togliere la polvere a figure stereotipate e toglierci la convinzione che le donne abbiano avuto solo ruoli marginali. 
La regina Cleopatra ancora oggi è ricordata come la bella e avvenente amante prima di Cesare e poi di Marco Antonio, ma fu una regina in grado di contendere, grazie alle sue alleanze, a Ottaviano, futuro primo imperatore Augusto, il primato politico su una parte del mediterraneo. 
Matilde di Canossa viene spesso ricordata come la Contessa che fece pacificare Papa Gregorio VII e l'Imperatore Enrico IV, ma questa è una visione che dimostra come lo stereotipo di genere colpisca duramente la storia. Matilde fu molto di più di una semplice mediatrice tra i due uomini potenti, fu una abile politica che riuscì a diventare una delle figure più potenti della sua epoca, fino a diventare, pochi anni prima della morte, Regina d'Italia. 
Molte altre sono le figure femminili che vengono ricordate in maniera distorta, non certo per un complotto degli storici di sesso maschile, ma perché la visione collettiva, di entrambi i sessi, accetta inconsciamente il ruolo di subordinazione che alle donne viene, spesso ancora oggi, attribuito. In questo senso la divulgazione di queste biografie, come esempi tra i molti che si possono fare, che nulla aggiungono alla storiografia su quelle figure, andando anzi a prendere spunto dalle molte ricerche compiute da storiche e storici, vogliono avere la funzione di far riflettere soprattutto chi di storia non è appassionato o conosce soltanto la versione tradizionale di queste storie. 
La riflessione sulle tematiche di genere può essere aiutata da queste biografie, ci aiutano a capire come al di la delle differenze fisiche, i generi sono spesso costruzioni culturali e come tali possono essere rivisti, analizzati e modificati, se servisse. Una riflessione, anche storica, che è necessaria per la nostra società, per liberare tutte le sue energie migliori e aiutarci a uscire da una crisi che, forse, non è solo economica ma anche culturale.